Il Cav. tace, l’elettorato si eclissa

Lo sfarinamento del Pdl è sintetizzabile con un’anamnesi lampo: quando Berlusconi tace, anche i suoi elettori si eclissano. Di qui la fatuità delle recriminazioni (sopra tutto in casa ex An) sulla mancata distinzione dei berlusconiani dalla sopraggiunta impopolarità del governo Monti (ma non del premier, sempre in cima ai sondaggi quanto a consensi personali); di qui l’infantilismo del segretario Angelino Alfano che minaccia di disertare i prossimi vertici della maggioranza tripartita. Leggi: Così il Cav. e Casini cercano di contenere i partigiani del voto
23 AGO 20
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Lo sfarinamento del Pdl è sintetizzabile con un’anamnesi lampo: quando Berlusconi tace, anche i suoi elettori si eclissano. Di qui la fatuità delle recriminazioni (sopra tutto in casa ex An) sulla mancata distinzione dei berlusconiani dalla sopraggiunta impopolarità del governo Monti (ma non del premier, sempre in cima ai sondaggi quanto a consensi personali); di qui l’infantilismo del segretario Angelino Alfano che minaccia di disertare i prossimi vertici della maggioranza tripartita (ma vogliamo credere che sia stato uno sbuffo occasionale).
Quel che resta della dirigenza pidiellina appare spaurito e irresoluto, e la paura di sbagliare è già un errore. La tentazione di imporre un voto anticipato cozza contro le regole del buon senso: il Cav. regalerebbe al Pd+Vendola e Di Pietro, insieme con la vittoria nelle urne, la copertura ideologica dell’establishment tecnocratico. Senza contare la pressoché certa resurrezione di Pier Ferdinando Casini come alternativa moderata all’ultima raffica di Arcore. Che cosa ne guadagnerebbe in cambio il Pdl? Un insediamento parlamentare necessario ma non sufficiente per dare prospettiva al disegno post berlusconiano, moderato o identitario che sia. Oltretutto una soluzione di rottura implicherebbe l’immediato sacrificio di Alfano, la cui missione era ed è di tutt’altro segno. Ciò detto, meglio spaccare oggi che lasciare tutti nell’incertezza o nell’inerzia di un cabotaggio ringhioso e rassegnato. Ma Berlusconi fa ancora in tempo a esercitare la propria influenza per riprendere l’iniziativa politica grancoalizionista e coesiva in nome della quale aveva previsto di perdere le amministrative, salvo poi riguadagnare centralità attraverso l’opera riformatrice del governo. E’ da lui che l’elettorato attende un messaggio chiaro, per mobilitarsi o pazientare fino al 2013.